Acquista il DVD di "Federico II"
realizzato dall'Associazione Nundinae e la ditta
Artemis
I Templari famosi monaci
guerrieri che non chiedono mai quanti sono i nemici, ma in che
direzione attaccare.
Sono leoni in guerra e agnelli
pieni di dolcezza nelle loro
case. Sono rudi cavalieri nel corso delle spedizioni militari
ma simili a eremiti nelle chiese. Sono duri e feroci contro i
nemici di Dio e prodighi di carità verso gli uomini pii e
timorati di Dio...
Il loro ideale è dei più tolleranti, non vogliono cacciare i
musulmani da Gerusalemme e dagli altri territori sacri ad
entrambe le religioni, ma vogliono una convivenza pacifica tra
le due culture ed in generale tra tutte le culture del
Mediterraneo.
I monaci cosiddetti tradizionali pronunciano tre voti, ossia
obbedienza, povertà e castità: i Templari, oltre a questi tre
voti, ne pronunciano anche un quarto, cioè lo " stare in armi
", quindi il combattimento armato. Tra
i crociati si distinguono per la loro incredibile
determinazione in battaglia, hanno disciplina disumana e una
spietata fermezza di fronte all’avversario; di vocazione
giovannita, cioè cultori e interpreti del più ermetico dei
quattro Vangeli, propensi ad una lettura più simbolica che
letteraria delle verità della fede.
I musulmani li definiscono i “diavoli rossi”, mentre i
Gerosolimitani li chiamano i “diavoli neri”.
A Troyes i Templari hanno adottato un motto:
"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam",
ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome sia
gloria".
Il " Mansio Templi Nundinae "
In Italia i
possedimenti templari si chiamarono "precettorie"
o "mansioni" (Mansio), erano
delle realtà autosufficienti, generalmente
composte da un convento, da una cappella,
dalle scuderie, mulini, cantine, magazzini,
infermeria e foresteria.
Il numero dei fratelli che risiedevano nelle
mansioni, variava a seconda dell'importanza
della stessa. I COLORI TEMPLARI Il bianco è il colore fondamentale, simboleggia la
purezza dell'anima e fu ereditato insieme alla
Regola primitiva dei monaci Cistercensi.
La tipica Croce rossa fu voluta da Papa
Eugenio III e fu sovrapposta al mantello solo
dopo circa 20 anni dalla nascita dell'ordine,
venne concessa in occasione della
proclamazione delle crociate, in segno di
obbedienza e solo ai cavalieri meritevoli. Il
rosso della croce è il simbolo pasquale
che ricorda il sangue dell'agnello e dei
martiri ed il collocarla sul lato sinistro (signum
super vestem) del mantello doveva
rappresentare un segno di trionfo oltre che a
servire da scudo " ...perchè non volgano le terga di
fronte ad un infedele ".
Maestro
Frate Giuseppe da Bisceglie
Siniscalco Frate Giuseppe da Gravina
Gran
Maresciallo
Frate Nicola
Frate Lorenzo
Frate Gennaro da Rutigliano
Gonfaloniere
Frate Gherardin di Ibelin
Frate Guglielmino
Puoi
visionare altri video Templari su
www.youtube.com (ricerca CAVALIERETEMPLARE)
ARMI
L'aspetto più avvincente della figura dei TEMPLARI è
senza dubbio il loro abbigliamento, ma più di tutte la
nostra fantasia rimane colpita dalle armi che
utilizzavano i cavalieri. Il loro periodo inoltre,
corrisponde all'invenzione degli altiforni con i quali
si cominciarono a forgiare le prime armi in lucente
acciaio.
L'armamento del cavaliere era indicato nella regola:
-
la spada - lo
scudo - la lancia - la mazza ferrata o mazza frusta
-
i coltelli
(da carne e da pane, sempre alla cintura)
-
il camaglio
(o cappuccio, formato da anelli di ferro
intrecciato)
-
cotta di
maglia (formata anch'essa da anelli di ferro)
-
tunica
imbottita (chiamata gambeson o aketon) di lana o
cotone per tenere ben fermo il tutto
-
il cappello di ferro (l'elmo che poteva essere
di vario tipo a seconda della zona di appartenenza o
del periodo storico)
-
gli speroni
(per i cavalieri)
Nella stessa
regola, era evidenziato l'aspetto molto sobrio di
tali oggetti infatti dovevano essere privi di
metalli preziosi ed abbellimenti, e che il cavaliere del tempio non ne era proprietario ma responsabile
dell'uso e della manutenzione degli stessi.
La Spada: simbolicamente importantissima, ricavata
da un pezzo unico, lavorato dalle abili mani dei
fabbri; la qualità dell'acciaio la rendeva quasi
magica, e naturalmente anche molto costosa da
realizzare (quindi riservata ad una fascia di
acquirenti decisamente di ceto nobile). Poteva
essere ad una mano, ad una mano e mezza detta anche
bastarda e a due mani.
Il peso della spada variava tra il chilo e mezzo ed
i tre chili (pesanti e molto lunghe usate in
combattimento a cavallo).
L'elmo poteva essere uno zuccotto o una cervelliera,
magari con un paranaso, leggero e con ampia visuale
in campo, ma poco protettivo; oppure un elmo
pentolare che copre tutto il volto ed il collo,
molto protettivo durante gli urti di cavalleria a
colpi di lancia, ma ingombrante e con poca
visibilità nel momento in cui il cavaliere era in
duello corpo a corpo.
Il corpo era protetto da un giaco imbottito di crine
e ricoperto di strisce di cuoio, oppure da squame
dello stesso materiale sovrapposte, o ancora da una
cotta di maglia di ferro intrecciata con la stessa
tecnica del camaglio.
La tunica bianca era adornata da una croce rossa
simbolo di crociata permanente.
Le mani erano protette da spessi guanti di cuoio
ricoperti a loro volta da rinforzi sempre in cuoio o
dalla maglia di ferro, così come le gambe coperte da
lunghe calze su cui si infilavano pesanti mutande di
ferro sorrette da corregge di cuoio.
La lancia, spesso una lunga asta di legno con una
punta di ferro ad un'estremità, ben diversa da
quelle da torneo della fine del XIV secolo.
Il cavaliere (normalmente membro cadetto di una
famiglia nobile) spesso rimediava con il bottino di
guerra o dei tornei, dove l'avversario sconfitto era
tenuto a pagare un riscatto in denaro od in beni
materiali. Gli scudieri raccoglievano sul campo i
pezzi di armamenti abbandonati, mescolando così
pezzi di differente manifattura.