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I Templari
famosi monaci guerrieri che non chiedono mai quanti sono i
nemici, ma in che direzione attaccare. Sono leoni in guerra
e agnelli pieni di dolcezza nelle loro case. Sono rudi
cavalieri nel corso delle spedizioni militari ma simili a
eremiti nelle chiese. Sono duri e feroci contro i nemici di
Dio e prodighi di carità verso gli uomini pii e timorati di
Dio...
Il loro ideale è dei più tolleranti, non vogliono cacciare i
musulmani da Gerusalemme e dagli altri territori sacri ad
entrambe le religioni, ma vogliono una convivenza pacifica
tra le due culture ed in generale tra tutte le culture del
Mediterraneo.
I monaci cosiddetti tradizionali pronunciano tre voti, ossia
obbedienza, povertà e castità: i Templari, oltre a questi
tre voti, ne pronunciano anche un quarto, cioè lo " stare in
armi ", quindi il combattimento armato.
Tra i crociati si distinguono per la loro incredibile
determinazione in battaglia, hanno disciplina disumana e una
spietata fermezza di fronte all’avversario; di vocazione
giovannita, cioè cultori e interpreti del più ermetico dei
quattro Vangeli, propensi ad una lettura più simbolica che
letteraria delle verità della fede.
I musulmani li definiscono i “diavoli rossi”, mentre i
Gerosolimitani li chiamano i “diavoli neri”. A Troyes i
Templari hanno adottato un motto:
"Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam",
ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome sia
gloria".
Il " Mansio Templi Nundinae "
In Italia i possedimenti templari si chiamarono "precettorie"
o "mansioni" (Mansio), erano delle realtà autosufficienti,
generalmente composte da un convento, da una cappella, dalle
scuderie, mulini, cantine, magazzini, infermeria e
foresteria.
Il numero dei fratelli che risiedevano nelle mansioni,
variava a seconda dell'importanza della stessa.
I COLORI TEMPLARI
Il bianco è il colore fondamentale, simboleggia la purezza
dell'anima e fu ereditato insieme alla Regola primitiva dei
monaci Cistercensi. La tipica Croce rossa fu voluta da Papa
Eugenio III e fu sovrapposta al mantello solo dopo circa 20
anni dalla nascita dell'ordine, venne concessa in occasione
della proclamazione delle crociate, in segno di obbedienza e
solo ai cavalieri meritevoli. Il rosso della croce è il
simbolo pasquale che ricorda il sangue dell'agnello e dei
martiri ed il collocarla sul lato sinistro (signum super
vestem) del mantello doveva rappresentare un segno di
trionfo oltre che a servire da scudo " ...perchè non volgano
le terga di fronte ad un infedele ".
Puoi visionare i video Templari su www.youtube.com (ricerca
CAVALIERETEMPLARE)
ARMI
L'aspetto più avvincente della figura dei TEMPLARI è senza
dubbio il loro abbigliamento, ma più di tutte la nostra
fantasia rimane colpita dalle armi che utilizzavano i
cavalieri. Il loro periodo inoltre, corrisponde
all'invenzione degli altiforni con i quali si cominciarono a
forgiare le prime armi in lucente acciaio.
L'armamento del cavaliere era indicato nella regola:
- la spada - lo scudo - la lancia - la mazza ferrata o mazza
frusta
- i coltelli (da carne e da pane, sempre alla cintura)
- il camaglio (o cappuccio, formato da anelli di ferro
intrecciato)
- cotta di maglia (formata anch'essa da anelli di ferro)
- tunica imbottita (chiamata gambeson o aketon) di lana o
cotone per tenere ben fermo il tutto
- il cappello di ferro (l'elmo che poteva essere di vario
tipo a seconda della zona di appartenenza o del periodo
storico)
- gli speroni (per i cavalieri)
Nella stessa regola, era evidenziato l'aspetto molto sobrio
di tali oggetti infatti dovevano essere privi di metalli
preziosi ed abbellimenti, e che il cavaliere del tempio non
ne era proprietario ma responsabile dell'uso e della
manutenzione degli stessi.
La Spada: simbolicamente importantissima, ricavata da un
pezzo unico, lavorato dalle abili mani dei fabbri; la
qualità dell'acciaio la rendeva quasi magica, e naturalmente
anche molto costosa da realizzare (quindi riservata ad una
fascia di acquirenti decisamente di ceto nobile). Poteva
essere ad una mano, ad una mano e mezza detta anche bastarda
e a due mani.
Il peso della spada variava tra il chilo e mezzo ed i tre
chili (pesanti e molto lunghe usate in combattimento a
cavallo).
L'elmo poteva essere uno zuccotto o una cervelliera, magari
con un paranaso, leggero e con ampia visuale in campo, ma
poco protettivo; oppure un elmo pentolare che copre tutto il
volto ed il collo, molto protettivo durante gli urti di
cavalleria a colpi di lancia, ma ingombrante e con poca
visibilità nel momento in cui il cavaliere era in duello
corpo a corpo.
Il corpo era protetto da un giaco imbottito di crine e
ricoperto di strisce di cuoio, oppure da squame dello stesso
materiale sovrapposte, o ancora da una cotta di maglia di
ferro intrecciata con la stessa tecnica del camaglio.
La tunica bianca era adornata da una croce rossa simbolo di
crociata permanente.
Le mani erano protette da spessi guanti di cuoio ricoperti a
loro volta da rinforzi sempre in cuoio o dalla maglia di
ferro, così come le gambe coperte da lunghe calze su cui si
infilavano pesanti mutande di ferro sorrette da corregge di
cuoio.
La lancia, spesso una lunga asta di legno con una punta di
ferro ad un'estremità, ben diversa da quelle da torneo della
fine del XIV secolo.
Il cavaliere (normalmente membro cadetto di una famiglia
nobile) spesso rimediava con il bottino di guerra o dei
tornei, dove l'avversario sconfitto era tenuto a pagare un
riscatto in denaro od in beni materiali. Gli scudieri
raccoglievano sul campo i pezzi di armamenti abbandonati,
mescolando così pezzi di differente manifattura.
a cura di Beppe Rubini
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